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BEIRUT – Da oggi torna attivo questo blog. Per vari motivi, è rimasto sotto la polvere del web. Ma, visti i fatti in Medioriente, ho pensato fosse giusto dargli un aggiornamento. Quale migliore coincidenza, trovandomi ora a Beirut e a visita del papa appena conclusa?
1. Da Gerusalemme oltre Gerusalemme
«E ora cosa ci facciamo con tutto questo Vaticano?». È il 5 giugno 1967, la Guerra dei sei giorni è appena cominciata e di lì a poco si concluderà con una schiacciante vittoria dell’esercito israeliano contro l’alleanza araba formata da Egitto, Giordania, Iraq e Siria. Il generale israeliano Moshe Dayan è di fronte alla chiesa del Santo Sepolcro a Gerusalemme e con questa domanda dai toni sprezzanti si rivolge ai suoi soldati. Da questo momento la Città Vecchia è sotto il controllo di Israele. Il cuore dell’ebraismo, la culla del cristianesimo e al tempo stesso il terzo luogo sacro per l’Islam – dopo La Mecca e Medina – sono passati nelle mani del governo all’epoca presieduto da Levi Eshkol.
Gerusalemme viene dichiarata de facto capitale di Israele già nel 1950, due anni dopo la proclamazione di indipendenza del Paese. Poi, con la conquista della sua zona orientale nel 1967, dallo status giuridico si giunge alla realtà dei fatti. Questo passaggio però non è mai stato riconosciuto dalla comunità internazionale. Dalla Guerra dei sei giorni, il Consiglio di sicurezza dell’Onu è intervenuto con le risoluzioni n. 242 del 1967, 338 del 1973 e 425 del 1978, richiedendo formalmente a Israele di ritirarsi dalle aree conquistate. Nel 2004 la Corte internazionale di giustizia ha definito “occupati” i territori conquistati con la Guerra dei sei giorni, che si trovano oltre la “Linea Verde”, che dovrebbe costituire
la frontiera tra Israele e i Territori palestinesi.
Israele non si è mai adeguata alla istanze della comunità ìnternazionale. Al contrario nel 1980, con una Legge dello Stato, ha annesso Gerusalemme est sotto la sua giurisdizione. A rendere questa situazione ancora più complessa, tutti i Paesi che hanno rapporti diplomatici con Israele hanno deciso di mantenere le proprie ambasciate a Tel Aviv. Questa scelta è finalizzata a evitare che un riconoscimento formale delle decisioni israeliane provochi frizioni imbarazzanti con l’Autorità Nazionale Palestinese.
L’unica eccezione giunge dagli Stati Uniti, dove da qualche anno il Congresso ha chiesto il trasferimento dell’ambasciata da Tel Aviv a Gerusalemme. Finora però nessuna amministrazione alla Casa Bianca ha preso decisioni in merito.
“I cristiani e il Medio Oriente: un rapporto problematico”
Giovedì 11 Novembre 2010 ore 18,00
Sala Millevoi . Circolo Ufficiali – Via XX Settembre 2 Roma
Interverranno:
- Antonio Picasso (giornalista, autore del libro “Il Medio Oriente cristiano” ed. Cooper)
- Alessio Piccirilli (Docente di relazioni internazionali)
- Luisa Arezzo (caporedattore esteri “Liberal”)
Moderatore:
- Bruno Poggi (Presidente Istituto Pareto)
L’incontro sarà presentato dal Dr. Gianluca Lucatelli (Capitano Ris. Socio Circolo Ufficiali FF.AA.)
“In questo suo viaggio nel Levante, Antonio Picasso ci conduce laicamente nei suoi angoli meno esplorati: quelli delle minoranze cristiane. In termini percentuali, una realtà infima. Numericamente declinante e in perenne diaspora. In termini storico-geopolitici, un mosaico di comunità che talvolta – è il caso dei copti in Egitto o dei maroniti in Libano – hanno rappresentato e tuttora esprimono un fattore di potenza e di relativa ricchezza nelle entità geopolitiche di riferimento, ma di norma sono ai margini delle rispettive élite nazionali e/o statali”.
Dall’introduzione di Lucio Caracciolo